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Lifestyle

“I bambini amano i pianti dei coccodrilli”: il curioso motivo

Avete mai sentito parlare delle lacrime dei coccodrilli e del perché i bambini le amino tanto? Cerchiamo di scoprire il vero motivo 

Ebbene, cerchiamo di scoprire la verità e la motivazione che si nasconde dietro quelle cosiddette lacrime dei coccodrilli che ci vengono da sempre nominate e soprattutto sin da quando siamo piccoli.

Il pianto del Coccodrillo (Machedavvero.it)

Secondo quanto spiegato da un team di ricercatori, infatti, è stato analizzato il comportamento proprio di questi animali in risposta alla registrazione dei pianti di bambini ed è stato notato, da parte loro, un movimento molto più rapido e soprattutto aggressivo verso questo suono.

Ma cerchiamo di analizzare e soprattutto scoprire cosa è emerso nello specifico da questo test condotto da questo team di scienziati proprio sui coccodrilli.

Coccodrilli, ecco perché i bambini amano le lacrime

Probabilmente, infatti, secondo loro è stato individuato il pianto dei bambini da parte dei coccodrilli proprio come quello rappresentativo di un cucciolo in pericolo, in fase di vulnerabilità: sempre secondo questo team di ricercatori, infatti, questi animali sono in grado di percepire una grande varietà e differenza di vocalizzazione, e di reagire soprattutto in modo differenti, e tra questi possiamo annoverare anche i pianti e le gradi dei bambini umani. La conclusione di questo piccolo esperimento è stata davvero sorprendente: ovvero che i rettili sembrano quasi essere più reattivi di noi stessi nell’identificare i segni emotivi che si nascondono nei pianti.

Bambini e coccodrilli – machedavvero.it
Per poter arrivare a questa conclusione, il team di scienziato si è occupata di somministrare alcuni suoni differenziati proprio a un gruppo di coccodrilli: come per esempio diverse specie in fase di pianto o urla da stress, angoscia e sofferenza come quelle dei bambini, degli scimpanzé e dei bonobo. E immediatamente si è visto una particolare attività da parte di questi rettili, che si sono immediatamente attivati nel percepire un particolare stato emotivo nelle proprie prede che, per tanto, avrebbe costituito un pasto facile e veloce.
Ma non finisce qui: i ricercatori, infatti, hanno deciso di portare a un livello successivo e superiore il proprio test, e di somministrare ai coccodrilli dei suoni molto più forti dei primi e soprattutto irregolari, dotati dunque di salti di frequenza, volumi alternatavi e tracce che potessero dunque indicare una maggiore eccitazione emotiva. Ebbene, maggiori erano le variazioni di frequenza, più aumentava anche la velocità di reazione in questi rettili: comportamento che gli scienziati si sono spiegati come un chiaro segno di predazione, che probabilmente sono il risultato dei primi insediamenti umani nei loro habitat, in risposta ai quali hanno dovuto imparare a percepire e individuare le prede.
Simona Contaldi

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