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Ticket sanitario ribaltato: pubblicato il nuovo Nomenclatore tariffario e molti test si pagano da gennaio 2024

Il primo gennaio 2024 entrerà in vigore un nuovo nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Si prevedono problemi.

Il nuovo tariffario porterà disparità tra Regioni e pagamenti onerosi lasciati alle famiglie. Indaghiamo le novità.

I grandi esclusi dal Nomenclatore tariffario (Machedavvero.it)

Il Nomenclatore tariffario è un documento redatto dal Ministero della Salute che viene periodicamente aggiornato per includere prestazioni tecnologicamente avanzate ed eliminare quelle obsolete. Il Nomenclatore della specialistica ambulatoriale individua le prestazioni di procreazione medicalmente assistita a carico del SSN, le prestazioni di genetica, la consulenza genetica, prestazioni come l’adroterapia, l’enteroscopia con microcamera, la tomografia retinica e introduce nuovi esami di laboratorio per la diagnosi di malattie metaboliche.

Il 4 agosto 2023 è stato pubblicato il DL del Ministero della Salute e del Ministero delle Finanze con il nuovo tariffario previsto a partire dal 1° gennaio 2024. Piuttosto che migliorare le condizioni rispetto al passato (il precedente nomenclatore risale al 22 luglio 1996) sembrerebbe aumentare le disparità tra le Regioni e i costi per le famiglie.

I problemi del nuovo Nomenclatore tariffario

I genetisti si dicono preoccupati per il nuovo Nomenclatore in vigore da gennaio 2024. Tante prestazioni fondamentali sono state escluse con conseguente onere a carico del paziente.

Le conseguenze delle indagini escluse (Machedavvero.it)

Significa che tante indagini genetiche importanti per una diagnosi tempestiva non saranno coperte dal Servizio Sanitario Nazionale ma pagate interamente dal paziente o dalla loro famiglia.

Si creerà una forte disparità tra i ricchi e i poveri, coloro che avranno accesso alle indagini perché possono permettersi di pagarle e chi si ritroverà con una diagnosi tardiva o incerta perché non ha sufficiente liquidità.

Tutto questo aggraverà una situazione già complicata. In Italia ci sono minimo centomila pazienti con malattie rare e senza diagnosi. L’esclusione dal Nomenclatore di tante indagini peggiorerà i dati. Mancano, ad esempio, i test per i ritardi cognitivi nei bambini acustici essenziali per l’individuazione di patologie rare genetiche che se non diagnosticate tempestivamente influiscono in modo negativo sullo sviluppo e la qualità della vita dei più piccoli.

Le terapie tarderebbero ad arrivare e i costi a lungo termine aumenterebbero. Ma da dove nasce questo problema? Da un ritardo nell’aggiornare i codici di esenzione per malattie rare e, dunque, dei sistemi diagnostici. Chi è in cerca di diagnosi rimarrà senza risposta a meno che non possa spendere tanti soldi per effettuare l’indagine senza copertura del SSN. Tante malattie rare rimarranno senza copertura specialmente in determinate Regioni creando disparità tra cittadini in base a dove si vive e al reddito familiare.

Tra le prestazioni escluse citiamo il sequenziamento dell’esoma, il codice R99 per la diagnosi genetica di malattie rare senza esenzione, la diagnosi prenatale non invasiva.

Valentina Trogu

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