Pensione con meno di 20 anni di contributi? È possibile in questi 2 modi che non tutti conoscono

Pubblicato il giorno

da Claudio Garau

nella categoria: News

La pensione potrebbe sembrare un obiettivo difficile da raggiungere, specie per chi ha carriere discontinue. Ma ci sono delle ‘scorciatoie’. 

L’Italia è un paese che necessita una riforma previdenziale integrale, come è stato sostenuto da più parti politiche, ma nel frattempo i lavoratori che desiderano sapere quando potranno andare in pensione, debbono pur sempre ricordare che il traguardo dei 20 anni di contributi regolarmente versati – requisito della pensione di vecchiaia – non deve essere raggiunto obbligatoriamente.

Pensioni con meno di 20 anni di contributi
Pensioni con meno di 20 anni di contributi? Ci sono almeno due strade (Machedavvero.it)

Proprio così: esistono altri modi per pensionarsi con meno anni di contributi, come vedremo tra poco. Ecco dunque come uscire dal mondo del lavoro con 5 o 15 anni di versamenti. I dettagli.

Pensione con 15 di contributi grazie alla cd. legge Amato

Grazie alla cd. legge Amato, di cui al D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 503, è possibile andare in pensione con soli 15 anni di contributi. Ma chi può di fatto sfruttare questa sorta di canale preferenziale?

A seguire il sintetico elenco dei requisiti per il lavoratore, che deve avere:

  • almeno 67 anni di età anagrafica;
  • versato tutti gli anni di contributi entro il 1992 e alcun altro contributo dopo quell’anno;
  • conseguito l’autorizzazione al versamento dei contributi volontari prima della fine del 1992;
  • versato, per almeno un decennio, meno di 52 settimane di contributi;
  • sostenuto il costo del primo contributo almeno 25 anni prima del trattamento previdenziale.

Come si può notare, sono condizioni stringenti e che varranno per un numero sempre minore di lavoratori.

Pensione con 5 anni di contributi, le condizioni

Forse non tutti sanno che è possibile andare in pensione anche soltanto con un quinquennio di versamenti contributivi, ma a patto di raggiungere i 71 anni di età. E’ la cd. pensione di vecchiaia contributiva e ci riferiamo, in particolare, ai lavoratori che hanno versato almeno 5 anni di contributi dal primo gennaio 1996.

Non una data qualsiasi, ma quella a cominciare da cui è stato varato il metodo di calcolo contributivo nel nostro sistema pensionistico che – come è noto – oggi dà luogo ad importi delle pensioni complessivamente più bassi di quelli determinati sulla scorta delle ultime retribuzioni ricevute (metodo di calcolo retributivo).

pensione con meno di 20 anni di contributi
Pensione con meno di 20 anni di contributi, due alternative interessanti (Machedavvero.it)

C’è però uno ‘scalino’ non di poco conto per chi abbia versato contributi anche prima del 1996, dato che la legge dispone che, per andare in pensione a 71 anni in dette circostanze, servono 15 anni di contributi in tutto, conseguendo dall’Inps l’ok al trasferimento di tutti i versamenti presso la Gestione separata dell’istituto.

Infine, è utile ricordare che se l’interessato non è riuscito a maturare i requisiti della pensione di vecchiaia contributiva con 5 di anni di contributi e uscita dal mondo del lavoro a 71 anni, oppure non è riuscito a conseguire i requisiti di cui alla legge Amato (15 anni di contributi), può compensare attraverso il versamento di contributi volontari o il riscatto. Ciò potrebbe permettere di raggiungere la soglia minima di anzianità contributiva prevista per la pensione di vecchiaia (requisito contributivo dei 20 anni), però sostenendo un costo non indifferente dato dalla somma dei contributi richiesti, che non è inferiore ad una spesa a quattro zeri.

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