Pensioni, addio al contratto di espansione? Cosa fare per uscire prima dal lavoro

Pubblicato il giorno

da Isabella Insolia

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Novità per le pensioni che potrebbero vedere eliminato il contratto di espansione che permetteva ai lavoratori di uscire dal mondo del lavoro con 5 anni di anticipo.

Il contratto era nato con l’obiettivo di aiutare le riconversioni e le ristrutturazioni aziendali; una manovra che era andata a prendere il posto dei contratti di solidarietà espansiva. Lo scopo era quello di incentivare la ristrutturazione delle imprese in crisi, allontanando in questo modo il fenomeno degli esodati.

Pensioni: fine contratto espansione
Il contratto di espansione per il lavoratori va verso la fine – machedavvero.it

La legge di Bilancio 2022 aveva dato altri due importanti anni di vita al contratto di espansione per i lavoratori in procinto di andare in pensione. Una misura nata per permettere di mandare in pensione i lavoratori che si trovavano a meno di 5 anni dalla fine del lavoro su base volontaria.

L’esecutivo a guidato da Draghi aveva deciso di introdurre una modifica improntare includendo nel contratto anche le società medio-piccole con almeno 50 dipendenti sotto contratto: il contratto originario, infatti, prevedeva almeno 1000 dipendenti, in seguito scesi a 250 e poi a 100, fino ad arrivare a 50. Le cose però stanno per cambiare nel 2024.

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Contratto di espansione 2024: le novità per le pensioni

Il 2024 ha portato grandi cambiamenti nel settore pensionistico. L’ultimo aggiornamento arriva proprio dal contratto di espansione. L’esecutivo a guida Meloni sembra deciso a non voler prorogare l’esodo incentivato per le società con più di 50 dipendenti. La misura era stata introdotta nel 2019 in via sperimentale con il decreto Crescita ma era stata rinnovata più volte fino allo scorso anno.

Pensioni: contratto espansione 2024
Le novità del 2024 sul contratto di espansione e i lavoratori dipendenti – machedavvero.it

Il dipendente che aderiva all’accordo aveva diritto a un assegno pensionistico mensile uguale a quello maturato al momento dell’uscita ordinaria. Il costo dell’assegno era a carico della società che però veniva ricompensato dalla Naspi. La pensione, inoltre, poteva essere cumulabile con gli altri redditi da altre prestazioni lavorative. Il calcolo dell’indennità veniva effettuato dall’Inps.

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Con la fine del contratto di espansione adesso per le aziende sarà più costoso accompagnare un dipendente alla pensione. Se l’esecutivo non cambierà idea, i mezzi rimasti a disposizione nel mondo delle imprese diminuiscono all’isopensione. Tuttavia, è una misura ancora tutta da vedere, per il momento non c’è ufficialità anche se potrebbe essere inserito all’interno della legge del decreto Milleproroghe.

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