Presenza di microplastiche nella frutta e verdura: tutto su come arrivano

Pubblicato il giorno

da Giovanni Cristiano

nella categoria: News

Le microplastiche arrivano nella frutta e verdura che si consuma tutti i giorni, ma come? Ecco la risposta da conoscere.

Acqua e terreno sono pieni di micro e nanoplastiche che poi vengono ingerite dalle persone. Il consumo è quasi obbligatorio perché è impossibile eliminarle dagli alimenti. Una delle fonti meno considerate sono le acque reflue, in cui i fanghi, una volta trattati, sono utilizzati come fertilizzanti in diversi paesi.

Microplastiche frutta e verdura
Presenza di microplastiche nella frutta e nelle verdure – (Machedavvero.it)

Le acque hanno al loro interno una elevata quantità di microplastiche e anche i fanghi che ne derivano sono pieni, al punto che, secondo uno studio, le microplastiche costituiscono circa l’1% del peso secco. Questo dato fa emergere il problema in Europa sul piano della circolarità, dove una direttiva ne promuove il riutilizzo al punto che 3-4 milioni di tonnellate di fanghi vengono utilizzate ogni anno come fertilizzante dei terreni agricoli europei.

La dispersione dei fanghi con microplastiche nei campi ha ripercussioni negative sulle acque marine, perché i frammenti vengono dilavati dal terreno e arrivano nei fiumi e nei mari. Vari studi hanno segnalato che il 99% delle microplastiche sui terreni vengono trasportate dalla pioggia e dalle acque irrigue per poi arrivare ai fiumi.

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Microplastiche nella frutta e verdura: gli effetti e l’impatto sulla salute

Dal quadro attualmente presente sembra impossibile non ingerire piccole quantità di microplastiche. Gli effetti si vedono anche nella frutta e verdura, come evidenziato da uno studio dell’Università di Catania del 2020, in cui nella frutta e verdura vendute nei mercati locali erano presenti micro e nanoplastiche, soprattutto nelle mele e nelle carote.

Effetti impatto salute microplastiche
Le possibili conseguenze delle microplastiche negli alimenti – (Machedavvero.it)

Un’altra ricerca olandese ha segnalato che le radici assorbono anche le nanoplastiche, che poi migrano nelle foglie e nei frutti. Qui verdure come l’insalata o i cavoli hanno quantitativi bassi, mentre carote, rape, ravanelli e tuberi tendono ad accumularne di più.

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L’impatto sulla salute è difficile da definire perché le variabili sono molteplici. Al momento si sa che ci sono effetti negativi sul sistema endocrino e su quello nervoso, e si teme possano riguarda anche i feti. L’ingestione di microplastiche con l’acqua, il sale o il pesce è stata collegata a reazioni infiammatorie e allergiche e indurrebbe anche stress ossidativo nelle cellule. Anche se molto su questo ambito è ancora da capire.

Secondo gli esperti, sarebbe importante non utilizzare i fanghi come fertilizzanti, anche se per molti non dovrebbe essere bandito del tutto l’utilizzo dei fertilizzanti organici. Per loro occorre quantificare le microplastiche e utilizzare i fanghi con livelli elevati di contaminazione per altri scopi. L’Italia, così come la Grecia, li deposita nelle discariche ma anche in questo modo il rischio di dispersione verso i terreni e le acque è presente.

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