Assegno di inclusione, l’Inps chiede la restituzione: cosa sta accadendo

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da Giovanni Cristiano

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L’Inps può chiedere la restituzione dell’Assegno di inclusione in determinati casi: ecco cosa bisogna sapere.

La nuova misura messa in campo dall’attuale Governo a sostegno delle tante famiglie in difficoltà economica è l’Assegno di inclusione. Questo beneficio, però, può essere restituito all’Inps, che lo eroga, in determinate situazioni.

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L’Inps può richiedere la restituzione dell’Assegno di inclusione – (Machedavvero.it)

Il passaggio dal Reddito di Cittadinanza all’Assegno di inclusione ha segnalato una decurtazione delle somme residue sulla carta dopo 30 giorni dall’erogazione, visto che non si ravvisano termini entro cui l’importo va speso, restano le sanzioni ai cittadini che cercano di superare le regole imposte.

Per questo motivo l’Inps può procedere immediatamente alla richiesta di restituzione degli importi erogati nel periodo in cui non sono state soddisfatte le condizioni della misura. Facciamo chiarezza sugli errori da evitare per non dover restituire all’ente le cifre accolte in precedenza.

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Quando scatta la restituzione dell’Assegno di inclusione all’Inps

Per continuare a ricevere regolarmente l’Assegno di inclusione bisogna necessariamente conoscere gli errori da evitare. L’unico caso in cui la misura rischia di dover essere restituita è quando risulta percepita indebitamente.

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Quando va restituito l’Adi all’Inps – (Machedavvero.it)

A definire le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo informativo nei confronti dell’Inps è il testo del Decreto legge n. 48 del 4 maggio 2023, convertito in legge n. 85 del 3 luglio, in particolare all’articolo 8.

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Nei primi due commi si sottolinea di quando il beneficiario della misura rischia, oltre alla restituzione degli importi, anche il carcere. Questo avviene quando al fine di ottenere il beneficio si utilizzano dichiarazioni o documenti falsi, oppure quando si omettono informazioni dovute. In questo caso può scattare la reclusione da 2 a 6 anni. Nel momento in cui non viene comunicata la variazione del reddito o del patrimonio familiare in corso di fruizione dell’Assegno, invece, la reclusione va da 1 a 3 anni.

Nei due casi descritti ne consegue l’immediata revoca del beneficio con efficacia retroattiva. Il beneficiario, quindi, è chiamato alla restituzione di tutto l’importo percepito, con l’Inps occupata a recuperare la cifra stabilita.

Diverso il discorso per le persone che hanno diritto all’Adi ma presentano una Dsu con  informazioni che consentono di accedere ad un importo maggiore. Qui la restituzione riguarda solo la cifra versata in eccesso, anche se scatta comunque la decadenza della misura.

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