Attenzione a questo bonus, ti farà pagare più tasse: ecco perché penalizza

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da Giovanni Cristiano

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C’è un bonus che rischia di penalizzare anziché avvantaggiare. In alcune circostanze può far pagare più tasse: ecco cosa sapere.

Il Governo Meloni ha confermato diversi bonus anche per il 2024 ma c’è una misura su cui porre l’attenzione perché non sempre fornisce dei vantaggi, andando addirittura a penalizzare il beneficiario.

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Un bonus non sempre avvantaggia i beneficiari – (Machedavvero.it)

La misura a cui fare attenzione è il bonus mamma che consente di ottenere in busta paga lo sgravio dei contributi previdenziali versati ogni mese dalla lavoratrice stessa. In sostanza, si prende uno stipendio più alto ed in misura pari alla quota dei contributi che la lavoratrice versa, ma solo la parte a suo carico perché quella che versa il datore di lavoro resta da versare.

A conti fatti il guadagno non riguarda tutte le lavoratrici, con alcune che possono rimetterci. Entriamo nei dettagli per fare chiarezza su una misura che non sempre fornisce decisi vantaggi.

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Perché il bonus mamma non sempre conviene

Il bonus mamma è valido fino al 2026 ed è destinato a donne con almeno 3 figli a carico e fino al compimento dei 18 anni di età del figlio più piccolo. Solo per il 2024 la misura è destinata anche alle donne con due soli figli a carico, ma fino al compimento del decimo anno di età del più piccolo.

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Il bonus mamma lavoratrice non sempre conviene – (Machedavvero.it)

Lo sgravio dei contributi versato in busta paga come incremento del netto è pari al 9,19% e rappresenta l’aliquota contributiva a carico del dipendente. Per lavoratrici con redditi fino a 25.000 euro, il taglio del cuneo fiscale sconta l’aliquota contributiva già del 7%, permettendo di recuperare il 2,19%. Per donne con redditi dai 25.000 ai 35.000 euro, il taglio del cuneo fiscale sconta del 6% l’aliquota contributiva.

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Come evidenziato dal Corriere della Sera, dove è riportata una tabella della Fisac Cgil, gli aspetti da considerare sono altri. Per via dell’incremento, anche minimo, dello stipendio mensile si finisce per pagare un’Irpef maggiore. Questo significa che, ad esempio, a fronte di uno stipendio lordo di 2.00 euro, una lavoratrice godrebbe di 64 euro di aumento lordo che genera 15 euro di Irpef in più per un aumento netto di 49 euro, cifra ben lontana dai 184 euro che varrebbe uno sgravio del 9.19% su 2.000 euro. L’aumento però potrebbe incidere negativamente sull’ISEE.

L’aumento mensile in busta paga può portare a perdere l’assegno unico sui figli a carico inferiore. L’ISEE può essere importante anche per il bonus sociale e il conseguente sconto sulla bolletta della luce. L’aspetto evidente è che l’aumento del salario con lo sgravio del bonus mamma lavoratrice, c’è il rischio di perdere diverse agevolazioni.

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