Comfort food mediterraneo: perché la pitta di patate è il piatto unico definitivo.
Strati di patate morbide che custodiscono un cuore mediterraneo: la pitta salentina è il comfort food che migliora il giorno dopo.
Ci sono piatti che sanno di casa, anche se la casa è lontana. La pitta di patate è uno di quei profumi che ti vengono incontro già sulle scale: cipolle dolci stufate piano, pomodoro che si addensa, olive nere che punteggiano il ripieno come appunti salati. È una ricetta che amo quando il frigo racconta di piccoli avanzi da mettere d’accordo e quando il tempo chiede gesti semplici e gratificanti.
È adatta alle sere d’estate, quando pomodori e cipolle sono al loro massimo, ma scalda il cuore nelle domeniche d’inverno in cui vuoi un forno acceso e una teglia condivisa. È pratica perché si prepara in anticipo, si trasporta bene, si mangia calda appena sfornata ma anche a temperatura ambiente, e soprattutto il giorno dopo diventa ancora più buona: i sapori si sposano, la crosticina si fa invitante, le fette reggono il taglio netto.
Mi piace perché è un inno all’arte del riuso: due veli di patate racchiudono quello che c’è, trasformandolo in comfort puro, onesto e profondamente mediterraneo.
Nata nelle cucine povere del Salento, la pitta di patate è una lezione di misura e abbondanza insieme: ingredienti umili, risultato generoso. L’impasto di patate, uovo e formaggio è la coperta che raccoglie un ripieno di cipolle stufate, pomodoro, capperi e olive nere; ogni famiglia custodisce una sua variante, con un accenno di formaggio filante, con tonno o con le erbe dell’orto.
È interessante perché risolve un pranzo con una sola teglia, parla di stagionalità e si presta a ogni tavola: dai pranzi della domenica ai picnic, dalle cene velocissime al “porto domani in ufficio”. Piace a chi ama le consistenze morbide ma cerca contrasti sapidi, a chi vuole evitare sprechi e a chi crede che la cucina più buona sia spesso la più semplice, fatta di cotture lente e pazienza.
Se vuoi una crosticina extra, aggiungi al pangrattato un cucchiaio di formaggio grattugiato e qualche goccia d’olio emulsionata con acqua. Per un tocco marino, mescola al ripieno 120 g di tonno sott’olio ben scolato o 3–4 filetti d’acciuga sciolti con le cipolle. Niente latticini? Usa solo olio e lega l’impasto con una cucchiaiata di farina di riso o fecola; il formaggio si può sostituire con lievito alimentare in scaglie per una nota sapida.
Senza glutine? Scegli pangrattato gluten-free o sostituiscilo con farina di mais fine. Per un gusto più deciso, prova caciocavallo o pecorino semi-stagionato; per un ripieno più verde aggiungi cubetti di zucchina saltata o erbette ripassate, ben asciutte. La pitta è perfetta da “batch cooking”: cuocila la sera, conservala in frigo e rigenerala a 170°C per 10 minuti o gustala fredda a fette.
La fretta è la nemica numero uno. Se le cipolle non stufano piano diventano amare; se il sugo resta acquoso, la pitta si sfalda. Anche le patate contano: meglio una varietà farinosa, che si schiaccia senza filare; evita di frullarle, altrimenti l’impasto diventa colloso. Regola bene il sale, ricordando che olive, capperi e formaggio sono già sapidi. La mozzarella va ben sgocciolata per non bagnare gli strati.
Non saltare il riposo post-cottura: quei minuti permettono alla teglia di “legarsi” e al taglio di essere pulito. Infine, non lesinare l’olio in superficie e il pangrattato: sono il segreto di quella doratura che fa subito fame.
Per porzione (1/8 di teglia): circa 330–370 kcal, Per porzione (1/6 di teglia): circa 430–490 kcal, Con mozzarella: aggiungi circa 40–60 kcal a porzione (in base alla quantità e al taglio)
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