Un rientro tranquillo dalla spiaggia, lo stradello nel verde, il fiato un po’ corto. Poi l’allarme dei parenti, le sirene, il silenzio di chi capisce subito. A Sirolo, lungo il sentiero per San Michele, una domenica di fine maggio si è spezzata all’improvviso.
Chi conosce Sirolo lo sa: la discesa verso la spiaggia di San Michele è un piccolo rito. Ombra, ghiaia, il bosco del Conero che profuma di resina. Lo stradello è stretto, in pendenza. Si scende con la voglia di mare. Si risale con il passo più corto, l’acqua finita nella borraccia, il sole che picchia tra i rami.
Nel primo pomeriggio di domenica 31 maggio 2026, su quel percorso, c’è stato un momento che nessuno dimenticherà. I familiari hanno dato l’allarme. Hanno chiamato il 112. Hanno chiesto aiuto per un uomo che non stava bene mentre risaliva. Le prime informazioni parlano di un possibile malore improvviso lungo il stradello che porta alla spiaggia. Non ci sono ancora dettagli ufficiali su tempi e modalità degli interventi.
L’uomo si chiamava Enrico Poretto. Al momento non sono note età, residenza e condizioni pregresse. Sappiamo solo l’essenziale, e basta già così: Enrico stava tornando dalla spiaggia quando si è sentito male. I soccorritori sono intervenuti lungo il sentiero. Le autorità chiariranno le cause con i riscontri di rito. Non ci sono indicazioni certe su fattori esterni o su precedenti clinici.
La dinamica ricorda quanto sia sottile la linea tra normalità e emergenza. Quel tratto, in salita, chiede attenzione. Bastano pochi minuti di sforzo in più, un ritmo troppo veloce, l’aria calda e ferma tra gli alberi. Gli accessi per malori all’aperto aumentano proprio nei fine settimana, quando molti scelgono spostamenti e attività fisica leggera. Non sono dati che stupiscono. Ma ci colpiscono quando hanno un volto.
Il sentiero di San Michele e i rischi sottovalutati
Il percorso che porta a San Michele è suggestivo, ma non va preso alla leggera. La pendenza è costante. Il fondo può essere scivoloso dopo l’umidità notturna o la salsedine. In salita, il corpo chiede più ossigeno e liquidi; il cuore accelera. Se si sommano stanchezza, pasti abbondanti, scarsa idratazione, il rischio di malore cresce. Anche chi è allenato può entrare in difficoltà se sottovaluta condizioni e segnali: testa leggera, fiato corto insolito, crampi, vista offuscata. In questi casi la priorità è fermarsi, mettersi all’ombra, chiedere aiuto senza esitare.
Prevenzione: piccoli gesti che contano
Scegli orari freschi per la risalita. Mattina presto o tardo pomeriggio. Bevi a piccoli sorsi prima di avere sete. Evita alcol e superalcolici. Fai pause programmate nei punti ombreggiati. Rallenta se il battito sale troppo. Non uscire da solo. Condividi il percorso con chi è con te e concorda tappe d’attesa. In caso di sintomi, chiama subito il 112. Indica il sentiero, il punto di accesso, eventuali riferimenti visibili. Porta con te un telefono carico, una piccola riserva d’acqua, un cappello. Sono dettagli minimi ma decisivi.
La comunità di Ancona e della Riviera del Conero conosce bene la bellezza di questi luoghi. E sa anche quanto richiedano rispetto. Oggi il pensiero va a Enrico Poretto e a chi gli voleva bene. Restano il fruscio del bosco, il bianco della ghiaia, il mare che continua a battere. La prossima volta che affronteremo quella salita, forse alzeremo lo sguardo e ci chiederemo: sto ascoltando davvero il mio corpo, o sto solo cercando di arrivare in fretta? In quella risposta sta, a volte, la nostra misura. E una cura semplice, ma profonda, per noi stessi e per gli altri.