Pensione di reversibilità ai superstiti, gli aspetti essenziali (Machedavvero.it)
La pensione ai superstiti sostiene il reddito dei familiari della persona scomparsa e assicurata Inps. Una panoramica con focus sui requisiti.
A sostegno economico dei familiari a carico dell’assicurato Inps deceduto, ovvero coniuge e figli minorenni o soggetti inabili al lavoro e a carico del genitore scomparso, vi sono le cosiddette pensioni di reversibilità. Parlarne e conoscerne, almeno in generale, il funzionamento è quanto mai essenziale – anche per sapere da subito quali sono i requisiti d’accesso.
Ecco allora una guida sintetica sulle informazioni essenziali sul tema, ed in particolare sui requisiti d’accesso delle pensioni ai superstiti.
La pensione ai superstiti consiste in una prestazione in denaro versata ai familiari a carico dell’assicurato defunto. Attenzione a distinguere, in quanto i trattamenti sono in realtà due: pensione di reversibilità e pensione indiretta. Il primo trattamento spetta in ipotesi di morte del già titolare di pensione, ma attenzione a tutti i requisiti.
Infatti occorre che:
Spetta invece la pensione indiretta in ipotesi di decesso di un assicurato ancora non in pensione, ma con i requisiti già conseguiti. In particolare per il diritto a questo supporto economico è necessario che alla data del decesso, l’assicurato avesse maturato:
La pensione ai superstiti corrisponde ad una quota percentuale della pensione già liquidata o che sarebbe spettata all’assicurato deceduto. In particolare, per gli iscritti alla previdenza pubblica (Inps-Inpdap), il coniuge superstite può contare sul 60% della pensione goduta in vita dal titolare, invece al figlio unico superstite, minore, studente o inabile spetta il 70%. Nell’ipotesi in cui ci siano figli e coniuge aventi diritto, a ogni figlio va il 20%. Se invece il coniuge non ha diritto, a ogni figlio va il 40%. Infine, genitori, fratelli e sorelle hanno diritto al 15% ognuno.
In linea generale, l’entità della somma versata ai superstiti è di diverso ammontare in relazione al grado di parentela e del numero dei beneficiari, ma altresì in rapporto ai redditi da questi incassati. Da notare che il trattamento è annualmente ricalcolato, tenuto conto proprio delle soglie di reddito massimo richieste ai beneficiari.
Come spiega il Sole 24 Ore, possibile dunque il taglio dell’assegno, che può andare dal 25% al 50%, pur con il limite secondo cui sono vietati i tagli all’assegno che implichino un importo della pensione più basso del taglio stesso. Ma il prossimo anno non vi saranno tagli per redditi entro il limite di 23.345,79 euro (cifra rivalutata anno dopo anno).
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